Il mio approccio

"A volte il più piccolo passo nella giusta direzione

finisce per essere il più grande passo della tua vita.

Anche in punta di piedi, se occorre, fai il passo."

Ci poniamo tante domande

... e arriveranno le risposte

Può accadere che prima di entrare nello studio di un terapeuta si siano provate tante strade, magari cercando consigli, soluzioni, traendo idee da libri, parlando con amici. A volte possiamo persino negare le nostre difficoltà pur di non cambiare aspetti di noi inefficaci, perché di sottofondo abbiamo paura del cambiamento. In aggiunta a ciò possiamo porci domande quali ad esempio: può un estraneo aiutarmi? Come posso far entrare nei miei vissuti più intimi una persona con la quale non ho confidenza? Riuscirò a parlare e farmi capire? Saranno ben spesi i miei soldi?

Ed inoltre, a causa ancora di una rappresentazione stereotipata dello psicologo come di colui al quale si rivolgono persone che non stanno bene, "matte", la decisione di iniziare un lavoro su di sè può finire per essere rimandata perchè così ci sentiamo meno esposti a ciò che non va in noi.

Questi e tanti altri sono i timori e le idee che possono accompagnare fin dentro la stanza del terapeuta. Sono ben consapevole delle svariate emozioni e sensazioni presenti nel primo contatto telefonico e poi nel primo incontro. So quanto senso di speranza e attesa c'è, e sento gratitudine verso la persona che decide di farmi entrare nel suo mondo, nel suo spazio, nella sua vita così com'è. Di fronte a tutto ciò ho sempre un grande senso di rispetto ed assenza di giudizio; due elementi imprescindibili del mio modo di essere terapeuta.

Come si svolge il percorso?

Diventando maggiormente consapevoli di chi siamo

Nel mio modo di lavorare, nei primi colloqui si ha modo di conoscersi, valutare le difficoltà riportate, vedere cosa sta accadendo da una più ampia prospettiva ed individuare i bisogni rispetto al lavoro da svolgere insieme.

Si può capire così se la problematica vissuta necessita di un intervento più strutturato cioè di una psicoterapia; oppure se il disagio riportato è circoscritto e può essere affrontato attraverso unpercorso di counseling o sostegno psicologico.

 

Sono costruiti insieme obiettivi e concordati tempi di lavoro.

 

Generalmente, salvo casi particolari, le sedute sono fissate a cadenza settimanale. Tale tipo di ritmo facilita il trasferimento di ciò che viene vissuto in terapia al di fuori dello studio e permette la creazione di un circolo di consapevolezza e conoscenza.

 

Proprio perchè ogni persona ha una storia e "ciascuno di noi è unico ed irripetibile", ogni percorso di terapia è personalizzato ed individualizzato, creato su misura. E' un pò come fare un lavoro sartoriale in cui utilizzo le modalità più adatte al percorso di crescita della persona che si rivolge a me.

Cos'è la psicoterapia della Gestalt

L'approccio fenomenologico-esistenziale nella Gestalt

La terapia della Gestalt, il mio principale approccio di riferimento, è un tipo di terapia esperenziale orientata al processo, al "come" accadono certe cose in noi, piuttosto che al "perchè".

L'intervento è teso all'accrescimento delle potenzialità insite in ciascuno di noi all'interno di una visione olistica in cui la persona viene considerata nella sua globalità. Grande attenzione nel corso del lavoro viene data al corpo ed ai segnali che ci trasmette, siano anche sintomi, alla postura che assumiamo, alla respirazione e all'intersecazione che si crea tra emozioni, sensazioni fisiche e pensieri.

 

In Gestalt il lavoro è volto a diventare maggiormente consapevoli di ciò che sentiamo, vogliamo e facciamo. Essere consapevoli significa accettare ciò che siamo senza giudicarci. Apparentemente può sembrare banale, ma in realtà è un elemento importante del processo di crescita. In gestalt questo concetto si unisce a quello di responsabilità, che vuol dire "avere l'abilità di rispondere". Possiamo dire che per sentirci bene dobbiamo sviluppare l'abilità di rispondere nel modo più adeguato alla situazione.

 

Abbiamo infinite possibilità di risposta ma il più delle volte tendiamo a seguire comportamenti che sono maggiormente familiari ma non necessariamente adatti o buoni per noi.

Questo perchè spesso diamo per scontata la nostra identità, ci identifichiamo con credenze, valori e riconoscimenti che ci hanno dato, abituandoci così a non contattare parti di noi che rimangono come intorpidite. Le persone sono alla ricerca costante di un equilibrio, reso possibile dalla soddisfazione di bisogni, attraverso un processo omeostatico che permette di far fronte alle richieste dell'ambiente e dei bisogni interni.

I bisogni che abbiamo sono di vario genere, da quelli fisiologici a quelli sociali, a quelli legati all'autorealizzazione, appartenenza, fiducia, stima, dare un senso alla vita... ma non vengono sempre percepiti chiaramente e ciò va a creare delle interruzioni nel ciclo di contatto che si manifestano in vario modo. Nella teoria della gestalt l'esperienza personale è vista come caratterizzata da una costante successione di gestalt (figure) che emergono rispetto ad uno sfondo ed all'interno di questo dinamismo, gestalt complete ed appaganti costituiscono la condizione di salute e crescita e quindi benessere. Gestalt incompiute, ovvero situazioni incomplete che richiamano la nostra attenzione vanno piuttosto a interferire nella formazione di nuove, sottraendoci energia, vitalità ed aprendo in noi un conflitto causa di malessere.

 

La terapia della Gestalt è orientata al cambiamento dei comportamenti e delle idee disfunzionali messe in atto verso se stessi e/o il contesto, partendo proprio dal presupposto di essere maggiormente consapevoli, ricongiunti al proprio sentire e responsabili. Centra l'attenzione sulle esperienze immediate che aiutano a vivere il momento presente integrando se stessi, gli altri, il mondo.